Rassegna Stampa: i giornali nostrani sottolineano la delusione, quella Americana tira fuori l’ orgoglio.

Da Corriere della Sera - Una partita storta, sbagliata, complessa, a modo suo storica (solo altre tre volte in un mondiale erano stati espulsi tre giocatori). Una partita di cuore e di responsabilità diffuse, di errori comuni, senza idee tattiche. Una partita solo di viscere fra due squadre che sembravano lontane come qualità e destino e arrivano alla fine ciascuna con i propri rimpianti e ciascuna fino in fondo alla ricerca di una vittoria impossibile. Una partita senza calcio che riconcilia con il calcio, qualcosa di epico e periferico, una specie di grande saga di un pallone imperfetto e mortale, il calcio sfortunato di noi normali, quello dei piccoli campi, delle azioni improbabili, del destino che gioca a ping pong con ogni azione e non sai mai dove si fermerà la pallina. La sintesi è che è finita in un pareggio che delude ma che è in fondo giusto. Un pareggio che lascia l’italia sola in testa alla classifica, ma ancora sospesa sul Mondiale, in discreta balia della magia instabile della Repubblica Ceca, ieri battuta, quasi umiliata dai nostri vecchi avversari del Ghana. Molto difficile dare un percorso chiaro a questa partita. Finché è stata normale l’Italia vinceva 1-0 con un gol di Gilardino segnato appena si era un po’ fermata la spinta iniziale degli americani. Il disegno di Bruce Arena era quello previsto, non un 4-4-2 classico, ma un catenaccio discreto in cui Donovan marcava Pirlo in prima battuta ed era l’uomo in più in mezzo al campo. Giocando testa a testa è sembrato che l’Italia potesse esercitare normalmente la propria superiorità tecnica e fisica. Gilardino ha segnato al primo pallone utile di Pirlo, ancora una volta il migliore degli italiani, un giocatore francamente diverso dalla media mondiale e in continua crescita. Poi sono successe due cose in un minuto. Zaccardo ha svirgolato un pallone incredibile mettendolo nella porta italiana e cominciando ad accendere l’idea che si trattasse di una specie di partita della via Pal, non di un mondiale fra grandi potenze. Poi si è fatto espellere De Rossi con un fallo così stupido ed evidente da far pensare sia stato perfino involontario. Difficile che un giocatore a questi livelli possa commettere scientemente un fallo così ingenuo. Oppure soltanto un fallo molto italiano, giocatori cioè abituati ad arbitri diversi. Forse è in questa decadenza del giudizio che si fa davvero sentire il peso di anni passati sotto il vento dello scandalo. Sul pareggio e con un uomo in meno, l’Italia ha seriamente rischiato. La partita è diventata un corridoio che ha moltiplicato l’enfasi di qualunque intervento. Duri e sbagliati, gli americani fra la fine del tempo e l’inizio della ripresa hanno picchiato come fabbri e si sono ritrovati in nove. Per inciso tutte le decisioni più importanti dell’arbitro, l’uruguaiano Larrionda, mi sono sembrate abbastanza vicine alla realtà. La partita però non solo si è riequilibrata, ma si è addirittura riaperta. È stato a questo punto che Lippi ha commesso il vero errore della serata. Aveva già sostituito Totti con Gattuso per far fronte all’uscita di De Rossi. Aveva messo Del Piero per Zaccardo non appena espulso il secondo americano, ha finito per sostituire troppo presto Toni con Iaquinta. Si è lasciato cioè oltre mezz’ora senza possibilità di fare altri cambi. Essendo noto che se una cosa può andar male lo farà, pochi minuti dopo la fine dei cambi si è seriamente infortunato Perrotta. Abbiamo così finito anche noi in nove lasciando tra i pedi confusi di Del Piero e Iaquinta la possibilità di vincere la partita. Il risultato lascia da sola in testa l’Italia ma complica abbastanza il cammino. Bisognerà battere la Repubblica Ceca per essere sicuri di vincere il girone ed evitare il Brasile. Ma quello che più pesa adesso è che abbiamo lasciato in questa confusa serata quella strana perfezione di cui ci eravamo circonfusi cinque giorni fa. Siamo tornati nella realtà italiana, elettrica e instabile, con il suo accento deciso verso una grande iella universale. Ora sembra che il Ghana sia un campione del mondo potenziale e sembra soprattutto che la Repubblica Ceca non potrà mai accontentarsi di un pareggio contro di noi. Siamo tornati a essere vulnerabili, abbiamo smaltito quella piccola sbornia d’indipendenza che ci rendeva liberi e padroni del nostro destino. Di calcio è quasi impossibile parlare per questa partita con gli Stati Uniti. L’uscita di De Rossi ha causato automaticamente l’uscita di Totti, il meno lucido e il meno fisico dei tre attaccanti in campo. Si può dire che ha retto la difesa, che Pirlo si è confermato un punto di forza chiaro e importante, che Gilardino è assente e presente in misure sempre e improvvisamente abbondanti. Manca Toni, generoso come tutti gli attaccanti insicuri, ma lontano dal gelo che gli consente normalmente di segnare a ritmi industriali. Il risultato complessivo è che questa parità precipita tutto in una straordinaria vaghezza. Tutti e nessuno hanno la verità. Dobbiamo rassegnarci a tenere il fiato sospeso e a non avere la consolazione degli invincibili. È stata giocata una partita molto generosa, sportivamente quasi epica, una specie di nuova Italia-Germania almeno nel senso dei ricordi degli almanacchi. La qualificazione arriverà. Dobbiamo però rassegnarci a dover finire di conquistarcela.
Mario Sconcerti
Da La Stampa - Una rissa in mutande. Italia-Stati Uniti passa alla storia come una partita di wrestling, con gli americani che la mettono subito sul corpo a corpo e i nostri che ci cascano. La luna di miele inaugurata a Hannover finisce dopo ventotto minuti. La gomitata che De Rossi assesta a McBride è repellente. Rosso diretto e zigomo sanguinante in mondovisione. Il gesto più sconcio di tutto il Mondiale. I soliti italiani, che al primo accenno di burrasca perdono la testa: la voce del popolo non sarà sempre la voce di Dio, ma in questo caso è difficile dribblare l’evidenza. E gli americani? Altro che stelle e strisce. Stelle e martelli, se mai. La zampata di Mastroeni a Pirlo è da ergastolo: fuori anche lui, al 45’. E al 2’ della ripresa, fuori anche Pope, già ammonito, per una forbice su Toni. Dieci contro nove: da uno in meno a uno in più. Per domare simili hooligans, ci vorrebbe uno sceriffo, non un arbitro: che comunque, per un’ora buona, fa il dover suo. La partita, quella, rischia di diventare una Spoon River delle caviglie maciullate. In tribuna, Blatter non crede ai suoi occhi. Già all’inizio, la Nazionale aveva subìto le ruvide cariche dei cow boys: Totti, un fantasma; Toni e Gilardino, costretti a giocare spalle alla porta. Va bene recuperare i campioni facendoli giocare, ma c’è un limite a tutto. E con Totti Lippi l’ha superato. Su punizione entrambi i gol: ed entrambi farina del nostro sacco (parabola di Pirlo, incornata di Gilardino; spiovente di Reyna, svirgolata di Zaccardo). Poi l’espulsione di De Rossi, la staffetta Totti-Gattuso, la cacciata di Mastroeni e Pope. Con il Ghana è stato calcio, e ci eravamo divertiti. Con gli Usa, è lotta libera. Più che football, football americano. Lippi è uno che non si accontenta. La superiorità numerica lo spinge ad anticipare l’ingresso di Del Piero (via Zaccardo, l’anello debole). Meglio noi, quando si mira alla palla e non alle ginocchia. Pirlo cuce la manovra da par suo, Zambrotta, al rientro, paga un dazio largamente accettabile. Dal fioretto all’elmetto: l’importante è saper leggere tutte le partite, non solo quelle che ci piacciono (e comunque loro sono in dieci, non dimentichiamolo). Che rischi, in contropiede. È la voglia di vincere che ci prende la mano. E un off-side di McBride che ci salva dal 2-1 di Beasley. C’era Perrotta a terra: di solito, fra signori ci si ferma, ma non ho visto signori, in campo, al massimo «marines» in licenza. Scommettiamo che la zuffa di Kaiserslautern arriverà in Parlamento? Italia di basso profilo. Poco Del Piero (sempre più di Totti, comunque) e Perrotta terzino d’emergenza. Larrionda molla un po’ la presa. La frenesia ci toglie lucidità. Nel marasma, viceversa, gli americani ci sguazzano. Questo pareggio e il 2-0 del Ghana alla Repubblica Ceca (senza Koller, una squadretta) ci regalano una vetta pericolosamente in bilico. Si decide giovedì: noi contro i cechi, ghanesi contro americani. Possono qualificarsi ancora tutti, persino gli Usa. Vero, ci basta un punto, ma con un punto saremo sicuri della qualificazione, non del primo posto che, al novanta per cento, significa evitare il Brasile negli ottavi.
Roberto Beccantini
Da Qn - Alla prova dei nervi l’Italia di Lippi trova il primo inceppo del mondiale. Finisce 1-1 e si può salutare il risultato come una vittoria. Perché il calcio atletico e intimidatorio degli Stati Uniti e la fragilità nervosa di molti azzurri potevano perfino cancellarci dal mondiale. Nello spazio di cinque giorni questa nazionale ha perso molte delle sue virtù, ma non può essere sparita nel nulla. Anche perché una squadra guidata da un Pirlo quasi perfetto nel suo ruolo di faro è destinata a traguardi importanti. E allora perché la luce del gioco si è spenta all’improvviso per lasciare acceso solo il fuoco del furore? Come si è smarrita la bella Italia vista col Ghana? Credo che dietro la sindrome azzurra ci siano motivi squisitamente psicologici. Nel pomeriggio il Ghana mangia il cuore ai ceki, già dipinti come uno spauracchio dopo il 3-0 agli Usa. E allora i ragazzi di Lippi si dicono: basta amministrare bene il patrimonio, battere gli Usa col minimo sforzo e ci portiamo a casa la qualificazione. Il gol di Gilardino su calcio da fermo sembra rendere ineluttabile il progetto. E invece per una di quelle leggi non scritte del calcio, Zaccardo svirgola un rinvio che si trasforma in autogol e il ’’borgataro’’ De Rossi pensa di farsi giustizia sommaria con una gomitata al volto di McBride. Italia in dieci, partita ridotta a psicodramma collettivo e azzurri impegnati a inseguire un gol che non verrà, inserendo prima Gattuso, poi Del Piero e infine Iaquinta. Nulla da dire sui cambi di Lippi, che servono a rendere più equilibrata e funzionale la squadra, ma in un clima da battaglia forse valeva la pena di giocarsi la carta Inzaghi, uno che nelle arene infuocate tira fuori il meglio di sè. Sarà per la prossima volta… speriamo. Quanto all’atteggiamento generale, è bene che questa nazionale impari a rispettare se stessa: è una squadra che deve giocare in modo aggressivo, libero da calcoli e condizionamenti. Il calcio di Lippi contempla un’alta percentuale di rischio ma quando la manovra ingrana, diventa travolgente. Tanto vale lasciarsi andare al flusso del gioco e puntare sempre al massimo risultato, sfogliando, quando serve, i petali di una rosa ben assortita per dare respiro a tutti. In altre parole, per andare avanti in questo mondiale, l’Italia di Lippi deve sopratutto credere a se stessa e al progetto che la ispira. Se avrà fede, arriverà lontano.
Giuseppe Tassi
Titoli —> La Gazzetta ’gioca’ sulla delusione di lippi e titola: ’E noi allora!’, mentre la Repubblica dedica l’editoriale all’’eterno calvario’ dell’italia ai Mondiali. ’italia, il Mondiale piu’ difficile’, titola il Corsera mentre la Stampa (’Colpo di gomito alla vittoria’) allude al fallo da espulsione di De Rossi. Per il Messaggero ’L’italia si complica la via’. La stampa Usa esalta il risultato del match degli Stati Uniti contro l’italia a Kaiserslautern. ’Hanno mostrato la loro fierezza e aggressivita’, scrive il New York Time sottolineando, come il resto della stampa americana che l’1-1 di sabato conserva intatte le speranze della nazionale di Bruce Arena di passare il turno, a dispetto dell’ultimo posto nel girone E e risollevano la ’reputazione’ della squadra dopo il ko (3-0) con la Repubblica Ceca.
Fonte: www.calciodoc.com
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