Rassegna stampa: la Nazionale finalmente convince anche i critici più severi.

Da Corriere della Sera - L’italia stravince, vola in semifinale e non si vergogna più del suo gioco visto quello degli altri. Il prossimo avversario sarà la Germania che è andata avanti solo ai rigori e con la convinzione dei deboli rispetto a un’argentina che ha cercato di farsi male in ogni modo e alla fine c’è riuscita. L’italia invece è almeno logica, investe molto sui propri limiti e riesce a far diventare minimo un avversario duro ma non infinito come la giovane patria ucraina del vecchio patriarca Shevchenko. Riesce tutto a lippi che studia gli avversari sopravvalutandoli ma dando alla propria squadra il senso esatto dell’evento. I cinque centrocampisti, da totti a Pirlo, sono un’esagerazione che tradisce gli ucraini. Blokhin cade nel tranello, mette un centrocampista in più a sua volta e contribuisce a rendere ancora più banale il proprio gioco. L’italia è bella e fortunata. Segna Zambrotta dopo appena 6 minuti e già questo dà il segno dell’eccezionalità della serata. Difficile ancora una volta dire quanto sia grande questa squadra che ha imparato la forza dell’umiltà e del gruppo. La partita prima di essere decisa da toni rischia seriamente di essere ribaltata. Ma sono cose che stanno dentro il calcio. La realtà è che l’italia nel primo tempo segna e rischia niente. Non famolto, ma fa il necessario. Viene da dire che l’italia fa quello che le serve con una puntualità che assomiglia alla forza. Non è bellissima, non ha momenti inebrianti, ma ha gesti tattici importanti, frasi di calcio puro che portano diretti in porta. Mancavano due protagonisti per rendere vera la compagnia, totti e toni. Ieri sono arrivati entrambi, con passi diversi, con diverse gradazioni di colore, ma con lo stesso passo. toni ha vagato sulla partita con finta leggerezza. Non ha mai fatto se stesso fino in fondo, ha continuato a giocare lesto, quasi a tradimento. Ma è stato un punto di riferimento per tutti, uno straordinario semplificatore di qualunque stravaganza di gioco. totti non è in questo momento un fuoriclasse sicuro di se stesso, ma è decisamente un fuoriclasse che dà sicurezza agli altri. Chiunque nell’italia abbia bisogno di trasformare in semplice un’azione di gioco che tarda a compiersi, passa attraverso di lui. Non è un giocatore decisivo, è il giocatore che però rende compiuta una squadra che lo sta diventando. toni rischia di essere il nuovo vero Paolo Rossi, con la sua mole, il suo dialetto emiliano, la sua scarsa grazia tecnica ma con l’insistenza che nemmeno Rossi aveva, troppo abituato com’era a contare sul talento. Il piccolo capolavoro di lippi è stato invertire il ruolo di toni in queste tante edizioni offensive dell’italia. Non più terminale offensivo, ma sponda universale. Non più in cerca del gol ad ogni costo, ma spalla di chiunque voglia cercare il gol partendo dametà campo. Arriva un momento nella storia dei c.t. in cui qualunque idea si trasforma in grano. lippi sembra da tempo entrato in questa fase e toni sembra di questo l’ultima dimostrazione. L’attaccante più appesantito, il più umiliato forse, il meno produttivo, è diventato di colpo il migliore nella sera in cui si aspettavano solo giocatori veri. È questa esattezza di arrivi e partenze che rende bella l’italia al di là del gioco e dei risultati. lippi ha una squadra importante in mano che hamesso insieme e sta gestendo fra errori e capolavori. Che siano preferite le bontà è evidente. Che sia divertente discutere il resto altrettanto. Ora però siamo entrati nel regno del cristallo, nella lunga pausa di silenzio che prepara le imprese. È giusto che la logica degli altri faccia un passo indietro e lasci da sola la ragione di lippi. Ormai andremo fino in fondo. L’obiettivo è raggiunto, bisogna darne atto agli eroi. Ci aspetta adesso un’italia-Germania che trova radici dentro generazioni e generazioni d’italiani. Quelli del 4-3 nel ’70, quelli del 3-1 nell’82. Era tempo di riverniciare il percorso. italia e Germania sono le più grandi scuole europee, una del nord, opulenta e tecnologica. E una che incarna la via di mezzo, la strada fra l’Europa e i sentieri degli emigranti latino-americani. spagna e inghilterra hanno uguale ricchezza ma molte più diversità. Il senso classico del calcio è questa partita che ci siamo di nuovo conquistati contro una squadra che adesso sembra poco tedesca proprio perché simpatica e imperfetta. Ma come in ogni Mondiale che si avvia alla fine, gli avversari non contano più. Conta quello che si accumula nel carniere, contano i dubbi che scompaiono, i giocatori che arrivano, quelli che si scoprono e inventano. Noi ne abbiamo tanti in questo momento finalmente libero. I tedeschi meno. Ma sono sempre tedeschi. Non resta che giocare a calcio sperando vinca chi gioca meglio. Giocare a calcio, alla nostra maniera, è pur sempre la cosa che sappiamo fare meglio in questo Paese.
Mario Sconcerti
Da Il Giornale - I tedeschi a noi. Ma niente paura, fratelli. La nazionale di Amburgo, fiera e concreta, uscita con un rotondo 3 a 0 dalla contesa con l’Ucraina, può competere, senza indietreggiare di un solo centimetro, con la panzer divisione di Klinsmann. italia-Germania è la prima semifinale e chi ha il cuore debole, martedì prossimo, spenga la tv. Ci si ritrova dopo il magico luglio dell’ottantadue, Madrid, e chissà se si tratta di un presagio. Assicurate le emozioni forti da una squadra che comincia a far sognare i suoi tifosi e anche il suo ct, attaccabrighe con i cronisti e malmostoso col suo gruppo, ma capace di fare, e bene, il proprio lavoro. Vinte le scommesse di ieri sera, la riproposta di toni al centro dell’attacco e il rilancio di totti. Il primo, preferito all’inzaghi popolare, si ritaglia una serata indimenticabile. Due gol, tutti insieme, dopo molti ritardi e qualche aspra censura dei critici, sono un avvenimento da festeggiare con lo champagne. Il secondo comincia a prendere quota, giocate di gran qualità, assist per i primi due gol e dribbling di ogni tipo sono il suo magico repertorio esposto in vetrina. Con uno così, finalmente restituito a una decente condizione, si può aspirare a qualcosa di molto prezioso. All’orizzonte, qui da Amburgo, si riesce a intravedere la sagoma di città simbolo, Berlino, la sede della finalissima. Il risultato comodo e largo tradisce uno sviluppo diverso scandito dalle prodezze di una difesa insuperabile come lo spot del famoso tonno. buffon e Cannavaro sono dei mostri e riducono all’impotenza anche uno come Shevchenko che alle spalle ha una formazione di modesto calibro ma animata da un gran carattere. Una, due, tre le parate del portierone azzurro. Uno, due, tre i salvataggi del capitano. E con loro ci sono altri ragazzi, semplici e umili, come Gattuso, che si battono alla grande. Questa è la nuova italia del calcio che festeggia, con un tricolore in mezzo al campo dedicato a Pessotto, il primo risultato da esibire. Siamo tra le prime quattro al mondo, mica poco. Per i problemi noti, gli acciacchi, le assenze, le squalifiche, i cali di forma. E adesso partenza per Dortmund, martedì 4 luglio è la notte della semifinale. Ci aspettano i tedeschi di Klinsmann e di Bierhoff, tutta gente allevata in italia e che parla benissimo la nostra lingua oltre che conoscere a menadito il nostro calcio. Da soli contro un Paese intiero, rimasto ieri pomeriggio col fiato sospeso per tre ore, il tempo necessario per piegare (con la spintarella dell’arbitro) la resistenza dell’argentina. Nello sguardo smarrito di Beckenbauer e del cancelliere Merkel gli affanni e i tormenti dei bianchi abituati ad asfaltare i loro rivali e invece messi in allarme da una capocciata di Ayala. Stanchi, spolpati dai supplementari, i tedeschi sono i grandi favoriti per spiccare il volo a Berlino. Da sempre hanno una caratteristica, nel calcio in particolare: non muoiono mai. Ieri si sono rimessi in carrozza a pochi minuti dall’eliminazione. Nello svolgimento avvincente dei rigori, da segnalare lo spettacolo degli stacchi televisivi sul cancelliere Merkel, in tribuna d’onore, al fianco di Beckenbauer. Quella dolce signora dal carattere di ferro, con giacca rossa, ha tifato ed esultato, ha fatto la faccia della retrocessione e si è tolta gli occhialini dalla felicità a missione compiuta. Il senso dell’appartenenza che da tre settimane ha invaso e colorato le strade di Germania, sulla scia della nazionale di calcio, è un altro degli ostacoli da superare. Per domarli bisogna togliere loro il respiro, lo spazio vitale come han fatto gli argentini. Nessuno si illuda di poter replicare l’amichevole di Firenze. Lì, per esempio, Lehmann si macchiò di almeno un paio di errori, adesso para rigori come noccioline. È dura, molto dura. Ma così diventa anche più sfiziosa la sfida. Ed esaltante. Undici «parassiti» italianuzzi non si tireranno indietro. Potete giurarci.
Franco Ordine
Da Il Tempo - Sull’autostrada che felici congiunzioni astrali avevano spalancato davanti ai suoi piedi, l’italia non si concede soste al casello: dritta a tavoletta verso una semifinale che rappresenta una sfida non a una squadra, ma a un intero Paese, quello che il Mondiale ha organizzato onorando in pieno, in questo senso, il suo impegno. Al penultimo atto della massima competizione calcistica, l’italia era caduta soltanto una volta, in passato, quando da padrona di casa aveva lasciato via libera all’argentina, uscendo di scena senza mai avere perduto sul campo. Considerati tra i favoriti, forse snobbati più a casa nostra piuttosto che nella considerazione internazionale, gli Azzurri non si guadagnano forse incondizionata ammirazione, però un traguardo importante riescono a tagliarlo. E forse con maggiore serenità si accingono a inseguire un sogno dai contorni ancora non delineati, però non del tutto proibito. Il risultato parla di passeggiata, però i momenti di sofferenza ci sono stati, lo stellone è comparso ancora una volta sul cielo di Amburgo. Ma insomma, i bravi ucraini non hanno giocatori delle levatura di Zambrotta, di Cannavaro finora miglior difensore del Mondiale, di un toni restituito al gol, di un totti che non trasforma ancora in galoppo un trotto cauto impreziosito da gemme autentiche. E poi gli straordinari movimenti di un Perrotta che è un miracolo di dinamismo, e il solito buffon. Conforta che ci siano, e la partita lo ha confermato, margini di progresso: e con questi, un carico di promesse e di legittime speranze. Una delle tante possibili finali delineate dai pronostici e anticipate ai quarti, quella tra Germania e argentina. Per deciderla, ci sono voluti i calci di rigore, una soluzione che entrambe le squadre avevano finora risolto sempre positivamente in un Mondiale. Una tradizione che fatalmente avrebbe dovuto interrompersi: ed è stata la lunga striscia argentina a strapparsi, già fatale il primo errore di Ayala, che aveva aperto le marcature ed era stato un gigante, poi si è inceppato anche Cambiasso, tutti infallibili i tedeschi compreso Ballack, zoppo, ma in campo per esaurimento dei cambi. L’argentina, nei confronti della quale a lungo la Germania non era stata in grado di colmare un gap tecnico talvolta imbarazzante, ha pagato crudelmente l’atteggiamento imposto da Pekerman, difesa a oltranza del vantaggio invece del possesso di palla che l’aveva nettamente premiata in precedenza. Dopo il pari del solito Klose e i supplementari, i sudamericani qualcosa in più hanno tentato, però dando la sensazione di adeguarsi alla decisione dal dischetto. Sbagliato: era la squadra migliore, non ha saputo onorare il suo ruolo di protagonista, regalando alla folla di Berlino una gioia incontenibile che neanche la rissa finale, sorprendente interprete il gentleman Oliver Bierhoff, ha attenuato. Diciamo che il primo tempo era stato, se mi si passa il neologismo ispanico-testaccino, una mortifera pippa, ma poi sono stati gli argentini, avanti di un gol, a esibire il peggio di se stessi con una ignobile manfrina, perdite di tempo insopportabili, alienandosi a quel punto le simpatie di ogni spettatore neutrale. E qualche italiano avrebbe ricordato con malvagio compiacimento quei maledetti rigori della semifinale di Napoli. Notazione di colore, da parte di Massimo Mauro seconda voce di sky, che aveva definito inizialmente l’atteggiamento dei tedeschi «sportivamente intimidatorio». Splendido ossimoro: involontario, mi auguro.
Gianfranco Giubilo
Stampa sportiva italiana - La Gazzetta dello Sport: “Germania a noi due. Netta vittoria degli azzurri. lippi e la squadra dedicano l’impresa a Pessotto, ancora in gravi condizioni”. Il Corriere dello Sport/Stadio: “Germania ti battiamo!Zambrotta e doppio Toni: grande vittoria. E martedì storica sfida contro i tedeschi”. Tuttosport: “Grazie JuvItalia. Zambrotta crea, buffon conserva, toni conquista la Germania”.
Stampa tedesca - La Bild esalta il ritorno di Luca toni al gol. “Jetzt Halbifinale gegen Tor-toni“, adesso è semifinale con i gol di toni, scrive teutonicamente il quotidiano, parlando di “rivincita” del bomber viola. La Bild sottolinea inoltre che la “bella” vittoria dell’italia è stata dedicata a Gianluca Pessotto. Gioca con le parole il Dusseldorf Express: “ItalJa”, “Questa volta gli spaghetti ci sono”, ricordando pero agli azzurri che l’ultima partita non sarà quella di Berlino, bensì la finale per il terzo posto in programma a Stoccarda. Il Frankfurter Allgemeine Zeitung commenta con un “I freddi italiani battono i poco ispirati ucraini”. Il Berliner Morgenpost titola “L’italia raggiunge la semofinale senza brillare”. Abendzeitung scrive “3-0: ma questi italiani hanno le loro debolezze”.
Stampa inglese - “La doppietta decisiva di toni regala la festa a un’italia travagliata”, titola The Guardian che sottolinea come la nostra Nazionale, “dopo il periodo buio seguito alla finale di Euro 2000 ha ritrovato la luce. I ricordi dell’eliminazione al primo turno degli Europei del 2004 e della sconfitta contro la Corea di due anni prima cominciano a dissolversi”. “La doppietta di toni porta allo scontro con i padroni di casa” è il titolo del The Indipendent, che esalta l’attaccante della Fiorentina, totti e Zambrotta. Il Times: “toni permette all’italia di sognare ancora”. Nonostante “le nuvole nere della corruzione che aleggiano sulle loro teste”, gli azzurri si sono “appoggiati ai ricordi del 1982 e ora hanno nuovi motivi per crederci”.
Stampa spagnola - “totti, Luca toni ed è fatta”, titola il quotidiano sportivo As. “L’italia in semifinale senza premere sull’acceleratore”, scrive Marca. El Mundo Deportivo preferisce puntare sulla dedica degli azzurri: “italia, una semifinale per Pessotto”. Per El Mundo quella di venerdì è stata “la passeggiata italiana verso le semifinali. La squadra di lippi sfrutta la sua forza in difesa e i due gol di toni per battere un avversario che non ha mai creduto nelle sue possibilità”. Sulla stessa linea El Pais: “il trionfo italiano manda in pezzi l’Ucraina”.
Fonte: www.calciodoc.com
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