Da Corriere della Sera - L’italia batte la Repubblica Ceca in fondo a una partita molto tattica, entusiasmante o rigida a seconda si calcoli l’importanza del risultato o quella del gioco. Ma indubbiamente va avanti con merito, vincendo uno dei gironi più equilibrati del torneo. Ci tocca ora un cammino quasi incredibile, avversari sulla carta decisamente più facili di quelli appena battuti ed eliminati. Potremmo davvero trovarci senza troppa paura in semifinale, ma pensarlo è una tentazione che è meglio cancellare in fretta. L’italia ha sempre dato il meglio di sé contro i grandi avversari. Quando il lavoro si fa semplice siamo spesso bravi a perderci. La partita è stata complessa, abbiamo subìto a lungo la macchina della Repubblica Ceca e sui suoi ritmi abbiamo impostato la formazione. Lippi ha messo fuori una punta (Toni) e inserito Camoranesi lasciando Totti fra la linea di centrocampo e Gilardino. Preoccupavano i cinque centrocampisti cechi, quattro in linea (Poborsky-Rosicky-Nedved-Plasil), più uno davanti alla difesa, Polak, un bastonatore che è stato espulso a metà cammino. Lippi voleva spazi stretti e controllo del gioco. Ci sarebbe riuscito subito se Totti fosse stato parente del suo talento. Ma è andata diversamente per almeno un tempo. Nedved e Rosicky usavano lo spazio fra le linee meglio dei nostri e arrivavano spesso al tiro. Non entravano mai in area, dove Cannavaro soprattutto è stato subito in partita, ma riuscivano a trovare spesso la porta da lontano. A lungo è sembrata una questione personale tra Nedved e Buffon, un gran tiro contro una gran parata. Finché anche Nedved ha capito che il tempo stava scadendo e ha lasciato la partita in preda a un pessimismo cosmico («credo che lascerò il calcio…»). Sotto il peso di questo muro mobile dei cechi anche Gattuso e Pirlo facevano fatica a tenere gli spazi. Più a suo agio Perrotta, confuso Camoranesi in un ruolo di trequartista itinerante che non è il suo. Per venticinque minuti l’Italia ha pagato il professionismo del ruolo dei centrocampisti cechi. Poi è arrivata la benedizione di Materazzi, una risposta esatta e quasi casuale a una partita nata male. Materazzi era entrato dieci minuti prima a rilevare Nesta tornato al vecchio infortunio agli adduttori. Dieci minuti dopo è saltato ad altezza traversa su un calcio d’angolo di Totti e ha deciso la partita. Un gol bellissimo, forse non meritato fino a quel momento, ma bisogna abituarsi ad avere bocca buona. Credo anzi si debba essere molto chiari. Non è un Mondiale il posto dove poter cercare la qualità del gioco. Italia-Germania finale dell’82 fu una partita lenta e monotona ma non se ne accorse nessuno. D’ora in avanti Lippi giocherà partita dopo partita cercando solo il risultato e dimenticandosi di avere una formazione da rispettare. L’adatterà di volta in volta agli avversari, esattamente come ha fatto ieri. La seconda svolta della partita è arrivata dall’espulsione di Polak. È stato Totti a costringerlo al gioco duro, forse questo è stato il merito più evidente di Totti in partita oltre all’angolo sul gol di Materazzi. Per compensare l’espulsione, il vecchio Bruckner ha chiesto ai suoi centrali difensivi di mettersi su linee diverse, marcando uno il centravanti e l’altro Totti. Mossa questa rimasta spesso inascoltata che ha però ottenuto di lasciare molta libertà a Totti. Per lunghi momenti è sembrato che Totti fosse sul punto di compiere uno dei vecchi capolavori (cucchiai, dribbling, gol da distanza eccetera). Poi si è capito che il tempo doveva ancora compiersi. Scolastico e storto, Totti ha giocato ben 35 palloni, ma pochissimi con utilità e discernimento. Nel frattempo però il resto del centrocampo si era ormai organizzato. Camoranesi era tornato sulla fascia, Perrotta e Gattuso davano a Pirlo modo di costruire e rifinire. Un Pirlo meno brillante, ma forse ancora più importante del solito. Nell’ultima mezz’ora, a conferma della raggiunta infedeltà a qualunque vecchio principio, Lippi ha mandato in campo Inzaghi e lasciato in panca sia Toni che Del Piero. Inzaghi è al terzo Mondiale, ma fino a ieri non aveva mai segnato un gol. C’è riuscito a tre minuti dalla fine scattando in una prateria su tocco libero di Perrotta. Inzaghi ha fatto quasi cinquanta metri da solo, ha avuto tempo di pensare, di capire, di aver paura, infine di scegliere la cosa più difficile (il dribbling sul portiere) e di farla bene. Il risultato ha preso così un contorno rassicurante e restituito il sorriso a Lippi. Sembra cominciata adesso una di quelle evoluzioni virtuose che rendono il nostro calcio massiccio e vincente, forse proprio perché imperfetto. L’Italia di Lippi ha perso brillantezza per strada, forse anche qualche piccola audacia, ma è diventata una macchina da combattimento. La sua forza è la compattezza della difesa, la sua qualità è Pirlo, la sua differenza, ogni volta da compiersi, è compresa fra Totti e l’attaccante di turno. Non sarà mai facile per questa Italia vincere bene una partita, ma sarà molto più difficile perderla. Chiunque sia l’avversario e cominciando da lunedì prossimo, a Kaiserlautern, ore 17. C’è l’Australia. Buon viaggio.

Mario Sconcerti

Da Il Giornale - Le notizie del giorno sono due, due incastrate in una come una matrioska. Sfiliamo la prima: la Nazionale di Lippi, giovane e lunatica, sbarca agli ottavi, liberandosi in volo da Amburgo, con un paio di squilli di tromba, 2 a 0 sulla Repubblica Ceca dell’imperiale Nedved. La seconda è questa: gli attesi deferimenti non incidono sugli estri degli azzurri, indirettamente coinvolti. Anzi, semmai stimolano prove da incorniciare. Buffon, il portiere della Juve, è il muro di gomma dinanzi al quale rimbalzano lo scatenato Nedved e le sue disperate schioppettate. Inzaghi, uno dei centravanti del Milan, è il terminale puntuale di un elettrico contropiede che scodella il 2 a 0 finale, cancellando ogni ansia per la qualificazione. Giornata da ricordare, allora, per il calcio italiano. Nel bene, l’azzurro tenue di Amburgo (risultato eccellente, gioco e performance di alcuni notabili, Totti su tutti, al di sotto della sufficienza) come nel male (consegnato alle stampe il plico voluminoso dei deferimenti per lo scandalo). Sono le due frontiere entro le quali si dibatte l’esistenza tormentata del club Italia da un mese a questa parte: il mondiale spalancato davanti agli occhi, sulla testa la mannaia di squalifiche clamorose, storiche, per club famosi e pieni di scudetti prossimi alla retrocessione in serie, illecito l’infamante accusa. I ritocchi di Lippi allo schieramento base, fuori Toni, con le gomme sgonfie, dentro Camoranesi, non producono effetti strepitosi sull’orchestra. Sono gli episodi, favorevoli, a decidere e mettere gli azzurri sulla strada di Kaiserslautern, sede della prossima sfida, lunedì 26 giugno contro l’Australia. Nonostante quella partenza colma di infausti presagi: l’infortunio a Nesta, per esempio, uno dei rari fuoriclasse del gruppo, sostituito da Materazzi. E invece gli dei sono dalla parte di Lippi, per una volta. Proprio l’interista, salito in cielo come Bubka, firma l’1 a 0. Polak si fa espellere mirando la caviglia ferita di Totti e da quel momento, fine del primo tempo, in undici contro dieci diventa meno complicato frenare le galoppate di Nedved. Dietro gli episodi, le luci, in qualche caso abbaglianti, come Buffon e Cannavaro, Pirlo e Inzaghi, Materazzi, il nucleo storico di questa Nazionale impreziosita dai precari, vengono prima delle ombre. Incarnate dal campione dimezzato, Totti insomma. Il quale batte un colpo, tra stenti evidenti: suo l’angolo che permette a Materazzi di cancellare giudizi impietosi, delusioni ripetute. Con una difesa così, si può reggere a robuste spallate, se in attacco il ct insiste su Gilardino e Inzaghi, la provvista di gol è garantita. Da grigio e tempestoso, il mondiale dell’Italia volge improvvisamente al bello. Perché adesso il tabellone può riservare una sequenza non certo infernale: Australia alla prossima, Spagna o Ucraina nei quarti. Il Brasile, evitato puntualmente, può spuntare solo in finale, a Berlino, il 9 luglio. Il listino dei deferimenti preparato da Palazzi quasi in contemporanea col secondo sigillo azzurro di Amburgo, contiene una sola novità fondamentale, riguarda il Milan. Adriano Galliani, vice-presidente esecutivo del club berlusconiano, deve rispondere di violazione dell’articolo 1 del regolamento di disciplina, comportamento sleale, e non di illecito sportivo, articolo 6. Rischia una squalifica e perciò s’è dimesso da presidente della Lega professionisti ma la posizione del Milan è meno pesante. La società non deve rispondere di responsabilità diretta, il capo di accusa più grave, quello che porta alle retrocessioni, ma solo di responsabilità oggettiva per il coinvolgimento di Meani, l’accompagnatore degli arbitri, tesserato ma non dirigente di via Turati. Sulle spalle delle altre società, Juventus in prima fila, Fiorentina e Lazio, con presidenti o dirigenti di primo piano coinvolti, Giraudo e Moggi, i fratelli Della Valle e Lotito, pesa invece il doppio macigno, responsabilità diretta e oggettiva. Che lasciano indovinare il verdetto di Caf e Corte federale: scudetti revocati, serie B con penalizzazione per i bianconeri, rischio retrocessione per Fiorentina e Lazio, penalizzazione per il Milan. Il teorema di Borrelli (c’era il sistema Juve e c’era il sistema Milan, Galliani ordinava e Meani eseguiva) risulta così smontato da Palazzi, il procuratore federale. Meani è l’unico accusato di reiterati episodi di corruzione, una sola partita nel mirino, contro una striscia impressionante della Juventus, e almeno 2-3 di Fiorentina e Lazio. Conta anche questo.

Franco Ordine

Titoli stampa italiana —> Gazzetta Dello Sport: “Materazzi sei tutti noi. Si rompe Nesta, entra l’interista e vola di testa: 1-0. Poi Buffon para tutto e Inzaghi raddoppia”. “Milan salvo a metà, ma Galliani lascia la Lega”. TuttoSport: “Juve: valanga di accuse. Illecito anche per il Milan, Galliani si dimette dalla Lega”. “Brutti, ma buoni; l’Italia batte i cechi senza convincere, lunedì c’è l’Australia”. Il Corriere dello Sport/Stadio: “Retrocessione per Juve, Milan, Lazio e Fiorentina. La posizione della Juve è più grave. Galliani si dimette dalla presidenza della Lega”.

Titoli stampa estera —> “Italien jubelt”. È il titolo a tutta pagina della prima del Dusseldorf Express. “L’italia festeggia”. E nell’approfondimento: “Materazzi kopft. Italien wach”, cioè “Materazzi di testa, l’italia si è desta”. “I tifosi italiani festeggiano davanti ad Aldo”, un ristorante della città. “Ciao Repubblica Ceca”, e ancora “Buongiorno, italia agli ottavi”. Rheinerische Post propone l’incredulità di Materazzi e racconta il miracolo del difensore dell’Inter, entrato al posto dell’infortunato Nesta. L’incipit dell’articolo è dedicato all’esultanza focosa di Gattuso che dopo il gol di inzaghi si precipita da lippi e festeggia a suo modo prendendo tra le mani la faccia del ct. La Bild: “Tschechen raus”, “Cechi a casa”, mostrando l’esultanza di inzaghi e il volto spiritato di Nedved. Ora, a Kaiserslautern, gli azzurri se la vedranno con i “Kanguruhs” di Hiddink. Da sottolineare l’ampio spazio riservato all’italia dalla televisione tedesca, con le immagini della festa dei nostri tifosi residenti in Germania e al ritorno al gol di inzaghi, “il gatto dalle sette vite”.

Fonte: www.calciodoc.com

Mauro
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