Rassegna stampa: Totti e la fortuna sono le due parole al centro dei titoli dei quotidiani Italiani ed Internazionali.

Da Repubblica - Tre secondi stanno fra l’estasi e l’agonia, tre passi dividono il linciaggio dall’apoteosi, salvano insieme lippi e Totti, gemelli siamesi anche nel giorno della separazione, condannati a vivere o a morire insieme. Perché il calcio rimanga quel gioco stupendo e ineffabile che è. Nonostante gli sforzi sovrumani di allenatori, dirigenti, farabutti, procuratori, arbitri, giornalisti per demolirlo, non si deve giocarlo bene, o noi saremmo già ripartiti insieme con i sauditi e il Togo, si deve praticarlo come la nazionale di calcio italiana. La squadra che meglio di ogni altra interpreta e incarna l’assurdità deliziosa della commedia umana recitata su un prato. Al 92esimo minuto e 53 secondi, Marcello lippi era un uomo morto, l’Australia stava diventando inesorabilmente la Corea per le nuove generazioni. Totti, tenuto fuori per far rabbia ai giornalisti “vergognosi”, era divenuto il Godot che persino il suo autore si era stufato di aspettare ma al quale poi avrebbe affidato il compito più difficile che possa essere dato, battere un rigore decisivo ai mondiali. Ma al 93esimo minuto e 56 secondi, dopo che dalle migliaia di bocche italiane qui nello stadio di Kaiserslauten, distorte nello sforzo di urlare al lattante di Porta Metronia con pollicione in bocca la stessa invocazione a non fare il cretino e non fare “er cucchiaio” a un portiere australiano alto due metri, Totti ha tirato un rigore perfetto. L’Australia è tornata “down under”, sotto l’Equatore, una simpatica storia a margine, e il mondo è tornato a girare attorno al proprio asse. Tutto, alle 18 e 49 di ieri, è tornato in perfetto allineamento stellare grazie a questa partita, concisa con uno spoglio elettorale fulmineo, altro merito della nazionale, esperimento forse da ripetere per velocizzare i nostri risultati elettorali. Materazzi, l’uomo chiamato riserva, il campione accidentale di cinque giorni or sono, è tornato il rude “martellazzi” che disfa ogni partita con qualche mattata quello che ha tessuto nella partita precedente. Del Piero ha finalmente giocato da titolare, dimostrando con grande impegno e molte corsettine leggiadre perché una partita intera ormai non la può più giocare. lippi era di nuovo quel vincente sussiegoso e ragionevole, quasi umano, che non aveva più bisogno di insolentire quelli che non sono “uomini come lui”, donne comprese. I nostro valorosi azzurri erano di nuovo quelli che conosciamo e ai quali siamo affezionati, come un callo al ditone, anche quando fanno male. La squadra che peggio gioca e più va avanti. Più di ogni altra nazionale, la nostra squadra azzurra (ieri finalmente tornata con la storica mutanda bianca) incarna l’essenza di un gioco che non ha spiegazioni logiche, che fortunatamente spesso vede vincere i peggiori e irride coloro che tentano di ridurlo a combinazioni di formule. L’italia di lippi ignora superbamente la latitudine del campo, ostinandosi a ficcare i propri attaccanti in longitudiine, due o tre alla volta, nell’imbuto centrale come se il prato non fosse largo 70 metri, ma sette. E infatti da dove viene il rigore che ci manda tra le otto migliori del torneo, senza esserlo? Ma naturalmente da una delle rarissime azioni sulle fasce laterali. La nazionale si aggrappa a un Totti che non ha ancora le gambe, disdegna un Del Piero che mormora confuse citazioni omeriche paragonandosi ad Achille e a chi si affida il crudele re Agamennone per il duello senza domani, negli ottavi? Ma ad Achille, naturalmente, a Del Piero. E chi chiama a battere il rigore della vita? Ma Totti, naturalmente, quello che gli era sembrato “talmente stanco”, parole sue, da meritare il riposo. Nel mondo alla rovescia, dunque tornato perfetto, dell’italia che interpreta come nessun altro il mistero insensato del gioco del calcio, Del Piero fa il Totti, Totti fa il Del Piero, il massimo marcatore di reti nella serie A, toni, non riesce più neppure a calciare un pallone dentro un fiume con quelle ciabatte della nonna che si ritrova al posto dei piedi, Cannavaro accusato di ogni nefandezza dai tifosi indignati, gioca quattro magnifiche partite di fila. Martellazzi si trasforma nel Pelè del brasile 1970, per un secondo della sua vita, prima di rinvenire e tornare in sé. Se penso alla tristezza di una nazionale brasiliana che è condannata a giocare “bonito” come le soubrette a essere sexy anche a 70 anni, se penso all’onda di speranze che la diligente e forte Germania di Klinsi sta sollevano in tedeschi prima scettici e ora esaltati, provo compassione per loro, perché il bel calcio saranno loro, ma il calcio vero, quello assurdo, siamo noi. Vincere con merito e con bella esibizione è cosa da sport nobili, come il tennis, il polo, il cricket, il rude e leale rugby, la pallanuoto. Vincere dopo esserci resi antipatici a tutti e a lungo ridicoli contro gli australiani, grazie a un rigore da Moreno alla rovescia, è il calcio che non si può spiegare, soltanto subire. E ora tutto ricomincia, sulla via di Amburgo, le menate sulle formazioni, le isterie di lippi, i musetti di Totti, lo storico dilemma su questo o quello. No, no, basta, pietà. Anzi, ancora, ancora, per favore.
Vittorio Zucconi
Da Corriere della Sera - Tocca a Francesco Totti assecondare il vento buono e portare l’italia fra le prime 8 squadre del mondo. Totti che era stato il grande escluso, l’uomo che non doveva esserci, e alla fine si prende la responsabilità di battere un rigore a tempo scaduto. Un Totti che comunque conferma la sua diversità e la tranquilla coscienza che una grande italia o c’è con lui o non può esserci. Forse lippi sta giocando troppo con Totti e i suoi compagni di reparto, sei grandi attaccanti (Gilardino, inzaghi, toni, Del Piero, Iaquinta, Totti) che continuano a girare disperatamente in cerca di una loro identità in questa squadra. Nell’italia ci sono 8 titolari fissi e 3 attaccanti che cambiano sempre. lippi dice che lo fa per consumare meno energie ma sono sempre le energie degli stessi giocatori che evidentemente bruciano. Difesa e centrocampo non si spostano mai. È l’attacco che non trova pace e con la sua discontinuità finisce per tenere aperto anche il fronte della polemica fra lippi e i giornalisti. Comunque anche stavolta ha ragione il c.t., l’italia merita nel primo tempo la fortuna che avrà alla fine. La partita nasce dal fondo di scelte trancianti. Fuori Totti all’inizio e dentro Del Piero. Ritorno in attacco della coppia Gilardino-toni. È inutile cercare una logica, bisogna seguire semplicemente la cronaca di un istinto. Fanno legge le impressioni di lippi, non c’è tempo per discutere. È lui che vede ogni giorno i giocatori, è lui che sente gli umori che portano alla partita. Un Mondiale a questo punto non ha più la logica del calcio, gli equilibri che fanno squadra. Comandano gli accordi tra compagni, il colpo d’occhio dell’allenatore, le confidenze di un osservatore, tutte le regole di questa strana falange che una nazionale diventa dopo 40 giorni di reclusione. Il dovere di fidarsi di lippi taglia il discorso tecnico. L’Australia è una squadra normale con difficoltà profonde ad arrivare al tiro. Come previsto fanno loro la partita ma è l’italia che chiude in porta. L’Australia non ha un attacco, ha una manovra. L’italia non ha gioco, ma ha attaccanti. lippi ha dato spazio a Del Piero e lui risponde come può, sempre tenendo vivo il ricordo di quel che è stato, mai rinnovandolo. toni si muove bene ma si muove troppo. Gioca dietro Gilardino, lavora per gli altri, così quando arriva al tiro è già stanco. Sembra una partita cucita sui nostri limiti di gioco e di fortuna, prima o poi sapremo andare oltre. Ma all’inizio del secondo tempo avviene la cesura. Materazzi commette un brutto fallo su Bresciano e viene espulso. È un colpo a tradimento, non sembrava nemmeno un fallo grave. Ma l’arbitro è sicuro e come tutti travolto dalle novità delle regole. Con Materazzi fuori comincia un’altra partita. lippi mette Barzagli e toglie toni. Dall’avere un attacco molto in partita, ci troviamo ad avere un attacco francamente improbabile. Giocano Iaquinta (subentrato a Gilardino a inizio secondo tempo) e Del Piero, due seconde punte, due uomini lontano dal gol e per giunta nemmeno freschissimi. La squadra sente l’impossibilità di essere credibile sotto porta e tende a chiudersi. Non corriamo rischi, ma nemmeno corriamo quello di segnare. A un quarto d’ora dalla fine, l’ultima rivoluzione. Entra Totti al posto di Del Piero. È un Totti normale, con un’ora e un quarto in meno nelle gambe. Fa qualche buon lancio, sbaglia cose semplici, poi guarda Grosso saltare Bresciano sulla sinistra e finire in terra in area. Non è un gran rigore, ancora adesso, dopo dieci moviole continua a sembrarmi generoso. Ma è rigore. Lo batte Totti, benissimo, e l’italia va oltre l’Australia, dimentica le sue scelte, i suoi criteri, i suoi probabili errori. Arriva nei quarti di finale, dà tempo e modo ai giocatori di capire che l’ostacolo vero fra la terra e la gloria è solo la stampa. Il resto è tutto affrontabile. La sintesi è che l’italia ha vinto nell’unico modo in cui ormai poteva. Segnare fuori da un rigore era impossibile. Resta il risultato e resta un buon primo tempo. Restano i quarti di finale raggiunti e la sensazione di un commissario tecnico che guida in modo elettrico un gruppo statico. La speranza è che abbia ragione lui. Ma è una speranza. Non è più tempo di studio o tanto meno di certezze. È il caso di salire sul carro dei vincitori e sperare che porti lontano.
Mario Sconcerti
Da Il Giornale - Totti e passa la paura. Basta Totti, dal dischetto, all’ultimo respiro, e persino l’incubo Hiddink diventa un comodo trampolino di lancio per raggiungere i quarti di finale del mondiale. Come quattro anni prima, in Corea, gli azzurri restano ancora in dieci (Materazzi espulso per un fallo inutilmente duro e castigato con un rosso eccessivo) ma invece di affogare, qui artigliano un successo di rigore. Grazie all’ultimo scatto di un anonimo terzino, Grosso, suggerito dal lancio geniale di Francesco e impreziosito dalla stoccata dagli 11 metri. Nello stadio e in campo, a Kaiserslautern, esplode la festa tricolore che contamina persino la tribuna stampa: sono tanti i giornalisti ultrà che si abbracciano e si baciano lanciando strali nei confronti di Marcello lippi, il ct finito sotto accusa per talune scelte discutibili. La sua italia, alla quarta sfida del torneo, avvitata sul rilancio mancato di Del Piero e sulla rinuncia strategica a Totti, non entusiasma né tracima al cospetto di rivali meno che modesti. Perse le tracce esaltanti del 2 a 0 inflitto sulla schiena del Ghana, al debutto di Hannover. Stanca e logora, con le sue muse (Del Piero) rimaste senza ispirazione, la Nazionale si segnala per una mutazione genetica inattesa. Da coraggiosa e spettacolare, sta diventando un monumento al calcio pratico ed essenziale, al cinismo di una volta, tutta difesa e contropiede. Contro i canguri di Hiddink l’ultima italia apparecchia una prova opaca e ruvida, sbaglia qualche golletto nel primo tempo, resta in dieci nella ripresa e tira fuori l’orgoglio oltre che la salda organizzazione difensiva per riuscire a montare in sella, giusto in tempo, prima dei supplementari. A due secondi dal gong, si materializza l’episodio decisivo. Un segno del destino? Probabile. toni, rimesso in campo, resta al palo, Del Piero, rilanciato, non coglie l’occasione fatale. I cambi invece di sprigionare energie nuove confermano stenti e un eccesso di calcolo tattico. Solo Gilardino si guadagna l’accesso al tiro e viene rimpiazzato, all’intervallo. È uno degli sfondoni da addebitare a lippi. Aggiunto al danno tecnico e nervoso procurato dall’espulsione di Materazzi, pochi minuti più tardi, complica la vita e la qualificazione. Meglio ricorrere all’elettricità di inzaghi. Iaquinta, la freccia di Crotone, si smarrisce alla prima curva, alla prima difficoltà, è una pedina persa. Nel mondiale personalità ed esperienza non sono qualità di secondo piano. Scavano spesso la differenza. Specie al cospetto di avversari poco abituati ai rodei internazionali. Nell’Australia di ieri, tra i più affidabili, un paio di esponenti del Parma, Grella e Bresciano, mica i lancieri del Barcellona. Il fiore all’occhiello dell’ultima italia, invece del gioco d’attacco e del tridente luccicante, è ora una difesa fusa nell’acciaio di Cannavaro e buffon, nel contributo decisivo di Zambrotta, recuperato alla migliore efficienza fisica. Disposti con mano felice sul campo, accolgono anche un debuttante come Barzagli senza avvertire contraccolpi. Resistono e resistono bene alle spallate dei canguri. Un gol subito, uno solo, su autorete (di Zaccardo) in 360 minuti è il fatturato da applausi a scena aperta. Da quelle parti non si passa, poche storie. Nonostante la rinuncia, dolorosa, a un fuoriclasse come Alessandro Nesta, fermo ai box per un acciacco muscolare. Sei le reti all’attivo, l’altro calcolo che documenta il carattere concreto della compagnia. Non hanno bisogno di una goleada per mettere al muro l’avversario. Utilizzato, ieri pomeriggio, l’ultimo secondo a disposizione. Ha il cronometro incorporato, questa squadra umile e operaia. Applausi a Totti e alla sua bella storia di vecchie e nuove rivincite allora ma che nessuno si azzardi a trasformare lo stiracchiato 1 a 0 sull’Australia in una memorabile impresa. Non solo per il gioco scadente. Ma anche per lo spessore tecnico, in verità ridotto, del rivale. L’Australia vale gli Usa non certo la Germania o l’argentina, passate al vaglio di esami impegnativi, la Svezia e il messico. lippi e i suoi cavalieri si ritrovano nei quarti, attesi ora dall’Ucraina di Shevchenko, grazie a un percorso facile facile. Sono una squadra segnata dalla stanchezza e dagli infortuni, oltre che dalle squalifiche. Hanno bisogno del Totti rifiorito. Con Totti passa la paura. Fino a quando?
Franco Ordine
Stampa tedesca - La fortuna aiuta! Totti dice grazie”, titola a caratteri cubitali la Bild. “L’italia passa! Australia fuori all’ultimo secondo”, sottolinea il popolare quotidiano. “Al quarto minuto e ventisettesimo secondo di recupero - si legge - Totti trascina l’italia avanti dagli undici metri”. italia che affronterà al prossimo turno Shevchenko. “Va l’Ucraina! Una vittoria dal dischetto”, titola nella stessa pagina. “Gli undici metri regalano la vittoria all’italia“, rumoreggia Die Welt. “Italiens Sieg in letzter Sekunde”, italia vittoria all’ultimo secondo, apre il Rheinischer Post: “Francesco Totti entra al 75’ e risolve dagli 11 metri”. Dura la critica agli azzurri, irretiti dal gioco australiano, ma “la superstar Totti fa dimenticare la brutta prestazione dell’italia. Questa volta Hiddink non è riuscito a compiere il miracolo”.
Stampa inglese - “Totti fa un passo avanti per salvare un’italia incostante”, titola The Guardian, che incorona il numero 10 le cui “presenze agli ultimi due grandi tornei si erano concluse in disgrazia, venendo espulso per aver sputato a un avversario e per aver simulato. E in Germania era arrivati in una condizione di forma peggiore di quella di Rooney e Owen messi assieme”. “Quanto l’italia ama soffrire”, si legge nel pezzo. Ironico il Daily Telegraph: “Australia fregata dal tuffo italiano”. “Ridotta in dieci e lentamente sbriciolata dall’implacabile onda degli attacchi australiani - scrive Duncan White - la squadra di Marcello lippi vince con un rigore dubbio nel quarto minuto di recupero, realizzato da Totti”. Sulla stessa falsariga The Independent che titola “Totti approfitta del rigore regalato dall’arbitro”, e ricordando l’espulsione del giocatore della Roma di quattro anni fa contro la Corea di Hiddink, il quotidiano inglese aggiunge: “Totti trova la redenzione portando a casa il rigore”. Duro il Times, che parla di quello tedesco come “un Mondiale in cui gli arbitri hanno sempre di più la parola su chi va avanti”, definendo il penalty assegnato agli azzurri “discutibile”.
Stampa australiana - “Gli Aussies sono stati derubati del loro sogno Mondiale”, scrive Daily Telegraph, che però vede anche l’altra faccia della medaglia: “I Socceroos diventano ricchi”, visto che “ognuno dei 23 nazionali guadagnerà almeno 150mila dollari” dopo aver raggiunto gli ottavi. Teatrale la scelta del Sidney Morning Herald: “Addio, mondo crudele”. “È finita - scrive l’inviato Michael Cockerill -. L’Australia esce dal Mondiale dopo che un rigore nel recupero di Totti lascia i Socceroos battuti più dal peso della storia che da altro”.
Stampa spagnola - Lunedì, a tifare contro l’Australia, non c’era solo l’italia ma anche la spagna. Che con la Corea di Hiddink qualche conto in sospeso l’aveva. “Al-Ghandour per Guus”, titola il quotidiano spagnolo As, riferendosi all’arbitro egiziano che nel 2002 diede una mano agli asiatici contro le Furie Rosse nei quarti. “Guus Hiddink ora sa come è fatto un Al-Ghandour”, continua il giornale, che ricorda anche l’arbitraggio pro-Corea di Moreno contro l’italia. “Moreno è senza dubbio il grande demone della recenta memoria calcistica italiana - scrive ancora As - la vendetta si è compiuta”. Ma se As dimentica le solite critiche al gioco azzurro, non lo fa Marca: “L’italia vince un’altra volta all’italiana”. Il quotidiano iberico sottolinea che la nostra Nazionale “ha eliminato l’Australia con un rigore inesistente all’ultimo minuto”. “L’italia si qualifica in estremis e di misura” è il titolo del Mundo Deportivo, mentre El Pais si lascia andare a un “l’italia passa tra le polemiche”. “La selezione azzurra - scrive Cristo Martin - come sua abitudine ha ottenuto una vittoria poco brillante anche se gli australiani non hanno mai dato l’impressione di poter vincere una partita che tenevano in mano dopo l’espulsione di Materazzi”.
Fonte: www.calciodoc.com
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